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Era il 1952, l’anno in cui nasceva Isabella Rossellini, ci lasciava Eva Perón, Isabella II veniva incoronata regina alla morte del padre Giorgio VI, la Spagna entrava nell'UNESCO e si abbandonavano le tessere di razionamento, superando così gli ultimi strascichi della guerra civile.
Il 19 aprile, nella madrilena Calle de Velázquez 8, il sig. Baltasar Ibán Valdés, imprenditore del settore trasporti e fondatore dell'allevamento di tori da corrida che porta il suo nome, trasformava in realtà il sogno di inaugurare un Hotel a cinque stelle, caratterizzato da tutto il lusso della massima categoria alberghiera.

L’Hotel si trovava nel Quartiere Salamanca, un “Barrio” madrileno che prende nome dal suo promotore, capace di sviluppare un nuovo modello urbanistico su terreni da lui acquisiti ad una distanza tale dal Centro della città da far ritenere inadeguata l’ubicazione nel contesto della Madrid del 1857, sotto il regno di Isabella II.

Hotel Wellington

Il progetto del sig. José de Salamanca (Malaga 1811-Madrid 1883) Conte de los Llanos e Marchese di Salamanca, sindaco maggiore di Monóvar e Vera, deputato nel 1836, ministro del Governo con Pacheco (1847) e con García Goyena, si è trasformato oggi nel più famoso, aristocratico ed elegante quartiere di Madrid. Vie come la Calle Serrano, Goya, Villanueva, Ortega y Gasset, Jorge Juan, il Paseo de Recoletos o piazze come quella del Marqués de Salamanca, della Independencia o di Colón offrono la possibilità di visitare le boutique degli stilisti più affermati, i negozi degli antiquari più esclusivi e i migliori ristoranti, nel cuore di un quartiere madrileno ricco di storia.

Nel Quartiere Salamanca vissero il poeta e prosatore Gustavo Adolfo Bécquer, il premio Nobel Juan Ramón Jiménez, al numero 76 della Calle Velázquez 76 i drammaturghi Serafín y Joaquín Álvarez Quintero, in Calle Claudio Coello 91 si trova la casa di Camilo José Cela, premio Nobel per la Letteratura nel 1989, dove scrisse il suo primo romanzo: "La famiglia di Pascual Duarte". Emilio Castelar e Ripoll, Presidente della Prima Repubblica, abitava in Calle Serrano 40, mentre Antonio Cánovas del Castillo risiedeva stabilmente e organizzava le sedute del Consiglio dei Ministri nell'antico Palazzo de la Huerta, attualmente sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, Benito Pérez Galdos, Gregorio Marañón, Francisco Pi y Margall, Rubén Darío, Federico García Lorca, Santiago Ramón y Cajal o Miguel Hernández sono solo alcune delle numerose personalità che vissero a pochi passi dall’Hotel Wellington.

Il numero 6 della Calle Velázquez, dove oggi si sviluppa l'ampliamento dell’Hotel Wellington, ha ospitato fino al Luglio 1936 il famoso Torrione dal quale Ramón Gómez de la Serna immaginò il suo universo magico. Gomez de la Serna volle trasformare Madrid in un punto di riferimento imprescindibile, in grado di essere, al contempo, saldamente ancorato alla sua identità e universale, prettamente madrileno, ma anche aperto al mondo. Personalità poetica all’avanguardia, il più postmoderno dei futuristi è stato un eccezionale creatore di linguaggi e, capace di intuire il mondo nel quale viviamo, lo descrisse con profetica immaginazione in libri quali: “Greguerias” (raccolta di “Greguerie”, forme stilistiche da lui elaborate) e “Ismos” (“Ismi”).

In un luogo, facilmente raggiungibile a piedi dal parco del Retiro passeggiando lungo un ampio e imponente viale, Baltasar Ibán incaricò nel 1944 all'architetto Luis Blanco Soler la realizzazione di un importante progetto, in un momento particolarmente incerto per il settore alberghiero e per l'economia in generale.

Hotel Wellington

Diverse consulenze e divergenze di criteri non sono riuscite a modificare la rotta originariamente tracciata e, sebbene la prima fase sia più modesta, su un terreno più piccolo e con unica facciata sulla Calle Villanueva, Baltasar Ibán continua ad interessarsi ad un grande progetto alberghiero, acquistando il terreno situato all’angolo tra Calle Velázquez e Calle Villanueva. Qui costruisce finalmente l’edificio a due facciate proporzionali, eleganti e con un uso intelligente dello spazio, che ospita oggi l’Hotel Wellington, un palazzo considerato Patrimonio architettonico di Madrid e come tale tutelato. 

La progettazione di camere più spaziose rinnova i criteri alberghieri adottati fino a quel momento in Europa e in America. Le 160 camere vengono differenziate in base a tre categorie, camera con stanza da bagno, camera con salotto e bagno, e Suite, composte da due camere con bagni indipendenti, spogliatoio e salotto.

Hotel Wellington

Nell'elegante area di ingresso si predispongono gli spazi destinati a reception e conciergerie, sala da ballo, sala da pranzo privata, galleria commerciale, ristorante, bar, sala di lettura e ampio hall. Anticipando i tempi e opponendosi al parere degli specialisti, Baltasar Ibán affrontò la sfida di costruire il vasto garage, che rappresenta oggi un fattore differenziale essenziale per il posizionamento dell’Hotel Wellington.

Dopo i primi anni di gestione dell’attività alberghiera, l’aumento costante delle richieste spinse, nel 1976, all’inaugurazione dell’ampliamento dell’Hotel Wellington, in Calle Velázquez, 6, il luogo che aveva ospitato fino al Luglio del 1936 il famoso Torrione di Ramón Gómez de la Serna.

Il 19 aprile 1952 veniva inaugurato l’Hotel, alla presenza dell’Ecc.mo  Direttore Generale del Turismo, il sig. Luis Bolín, del Conte di Bailén e di numerose personalità della vita politica, culturale e sociale degli anni cinquanta.

Hotel Wellington

Il primo cliente accolto dall’Hotel annotò nel libro degli ospiti: “Con la grande soddisfazione di essere il primo spagnolo iscritto nel registro di questo magnifico Hotel, oggi all'altezza dei migliori Hotel del mondo". Dall'aprile del 1952 fino ad oggi, l’Hotel ha accolto un’infinità di ospiti grazie ai quali, dopo tanti anni, il Wellington continua ad essere il simbolo preminente dell’ospitalità madrilena.

Le nostre camere hanno ospitato personalità come Gene Kelly,  Xavier Cugat,  Graham Greene,  Ernest Hemingway,  Severo Ochoa,  I Duchi di Wellington e Ciudad Rodrigo o l’umorista Miguel Gila.  Hanno riposto la loro fiducia nell’Hotel Wellington anche S.M. Il Re e S.M. La Regina di Spagna, S.A.R. I Principi delle Asturie, S.A.R L’Infanta Elena e S.A.R L’Infanta Cristina, oltre a innumerevoli ospiti illustri appartenenti ai diversi ambiti della società spagnola o internazionale.

Tra i momenti di maggiore rilevanza storica vissuti dall’Hotel si ricorda il 22 maggio 2005, giorno in cui S.M. Il Re ha scelto l’Hotel Wellington per ospitare gli invitati alle nozze di S.A.R. Il Principe Felipe e S.A.R. D. Letizia Ortiz e si è affidata ai nostri professionisti per la preparazione del banchetto nuziale nel Palazzo Reale di Madrid. 

Hotel Wellington

L’Hotel ha accolto recentemente gli attori Adrien Brody e Matt Damon, il Presidente della Repubblica francese Nicolás Sarkozy, il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, il coro dei “Petits Chanteurs de Saint Marc”, che ha realizzato la colonna sonora del celebre film “Les choristes - I ragazzi del coro” o la attrice Paz Vega, insignita del Premio Goya come attrice rivelazione del 2001.

Parlare del mondo delle corride a Madrid significa parlare di Las Ventas (la mitica arena delle Corride) e parlare di Las Ventas significa parlare dell’Hotel Wellington, nato con una vocazione per l’arte della tauromachia sin dall’istante in cui l’allevatore di tori Baltasar Ibán collocò la prima pietra dell’Hotel.

Negli anni cinquanta, Curro Romero, quando era ancora un promettente torero principiante, stabilì la sua residenza nell’Hotel, che da quel momento è il luogo in cui i Maestri toreri affrontano la loro personale sfida alla scaramanzia, ai momenti di attesa, ai sogni. Qui realizzano il rituale dei toreri, con la sua peculiare liturgia, nei momenti che precedono l’entrata all’arena, alla ricerca di un sogno: rientrare dopo avere attraversato la “Puerta Grande”, la porta principale della Monumental de Las Ventas, come avvenne il 22 maggio 1972, quando Sebastián Palomo Linares ritornò all’Hotel Wellington, nel quale si era vestito e preparato, dopo aver conquistato il massimo trofeo, le orecchie e la coda del toro Cigarrón.

L’Hotel sa come conservare le tradizioni e rispettare le sue regole ed è per questo che toreri come Paco Camino, Jaime Ostos,  Rafael de Paula, Manuel Benitez “El Cordobés”, El Niño de la Capea, Manuel Caballero, Finito de Córdoba, Ortega Cano, Cesar Rincón, Luis Francisco Esplá, Espartaco, Francisco Rivera Ordóñez, Dávila Miura, “El Cid”, Sebastián Castella o il promettente Alejandro Talavante sono solo un esempio di tutti i Maestri Toreri che si sono affidati all’Hotel Wellington.

Ma i riflettori non sono puntati solo sui toreri: “rejoneadores” (toreri a cavallo), ma anche impresari, allevatori, giornalisti di corride sono nostri clienti abituali.

Non possiamo, poi, dimenticare il toro dell'allevamento di Herederos de Baltasar Ibán, imbalsamato dopo una indimenticabile corrida di Paco Camino ad Alicante ed esposto nell’Hotel per molti anni.

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